Arrivo e documenti
Visto e permesso di soggiorno
Per chi non è cittadino UE: quale visto chiedere prima di partire, la domanda di permesso entro otto giorni lavorativi, la ricevuta, la questura, il rinnovo — da maggio 2026 almeno 90 giorni prima della scadenza — e il permesso di lungo periodo.
Aggiornata il 13 ottobre 20268 min di lettura
Per chi è questa guida
- Cittadini UE, SEE e svizzeri: non serve né visto né permesso. Dopo tre mesi ci si iscrive all'anagrafe: è tutto nella guida sulla residenza.
- Familiari non UE di un cittadino UE o italiano — coniuge, partner registrato, figli, genitori a carico: hanno un percorso proprio e più semplice, spiegato più sotto.
- Britannici: dopo la Brexit sono cittadini extra-UE. Fa eccezione chi risiedeva già in Italia prima del 2021, che ha i diritti dell'accordo di recesso.
- Tutti gli altri: questa guida è il primo passo. Senza un titolo di soggiorno non si fa la residenza, e senza residenza si blocca quasi tutto il resto.
1. Il visto, prima di partire
Esistono due famiglie di visti. Il visto Schengen (tipo C) vale per soggiorni fino a 90 giorni: turismo, affari, visite. Il visto nazionale (tipo D) serve per restare più a lungo, ed è quello di chi si trasferisce.
Il visto D si chiede al consolato italiano del paese in cui risiedi, prima di partire. Non si chiede dall'Italia. Anche chi può entrare senza visto per 90 giorni — per esempio dagli Stati Uniti, dal Canada o dall'Australia — per trasferirsi ha bisogno del visto D.
Il motivo del visto decide il tipo di permesso che otterrai, e cambiarlo dopo è difficile o impossibile. Chi entra da turista per poi cercare lavoro sul posto, in genere, non riesce a convertire il soggiorno.
| Motivo | Per chi | Cosa serve, in sostanza |
|---|---|---|
| Lavoro subordinato | Chi ha un'offerta di un datore di lavoro in Italia | Il nulla osta chiesto dal datore, di solito dentro le quote del decreto flussi |
| Lavoro autonomo | Professionisti, imprenditori, freelance | Requisiti professionali, risorse e attestazioni previste per l'attività |
| Ricongiungimento familiare | Chi raggiunge un familiare che vive regolarmente in Italia | Nulla osta chiesto dal familiare in Italia, con reddito e alloggio adeguati |
| Studio | Studenti iscritti a un corso o a un'università | Iscrizione, mezzi di sostentamento, assicurazione sanitaria |
| Residenza elettiva | Chi vive di rendite proprie: pensioni, affitti, investimenti | Entrate stabili e consistenti e un alloggio. Non permette di lavorare |
| Nomadi digitali e lavoratori da remoto | Chi lavora da remoto per clienti o aziende fuori dall'Italia | Dal 2024, fuori dalle quote: reddito minimo — le fonti parlano di circa 28.000 € l'anno —, esperienza, alloggio e assicurazione sanitaria |
Sul sito del Ministero degli Esteri c'è un questionario che, da nazionalità, paese di residenza e motivo, dice quale visto chiedere e quali documenti portare. Ogni consolato ha poi le sue liste e i suoi tempi: controllali lì, perché sono loro a decidere.
2. Entro 8 giorni lavorativi: la domanda di permesso
Una volta in Italia, la domanda di permesso di soggiorno va presentata entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso. È un termine di legge (articolo 5 del testo unico sull'immigrazione) e non va lasciato scadere.
Con il kit postale o in questura
Per i motivi più comuni — lavoro, famiglia, studio — la domanda si fa con il kit postale: una busta gialla che si ritira e si spedisce negli uffici postali con lo Sportello Amico. Per altri motivi si va direttamente in questura. Quale dei due vale per te te lo dice il consolato al momento del visto, o la questura stessa.
Il kit si compila con cura: un modulo sbagliato torna indietro e fa perdere settimane. Molti patronati e alcuni comuni aiutano a compilarlo gratuitamente.
La ricevuta vale come permesso
Allo sportello postale ricevi una ricevuta con un codice. Conservala con il passaporto: finché non arriva la tessera, è lei che dimostra che il tuo soggiorno è regolare, e con lei si fanno molte altre pratiche, dalla residenza all'iscrizione alla sanità pubblica.
Poi arriva la convocazione in questura per le impronte digitali e la foto. Con il codice della ricevuta puoi seguire la pratica sul sito della Polizia di Stato, che ti dice anche quando la tessera è pronta da ritirare.
3. Il soggiorno breve: la dichiarazione di presenza
Se vieni in Italia per meno di 90 giorni — per esempio per cercare casa prima del trasferimento — non serve il permesso, ma la legge chiede una dichiarazione di presenza entro 8 giorni dall'arrivo.
In due casi è già fatta. Se entri in Italia da un paese fuori dall'area Schengen, vale il timbro d'ingresso sul passaporto. Se dormi in albergo o in un'altra struttura ricettiva, la registrazione la fa la struttura. Negli altri casi — per esempio se arrivi da un altro paese Schengen e stai da amici o in un appartamento — la dichiarazione si fa in questura.
La dichiarazione di presenza non permette di lavorare e non si trasforma in un permesso.
4. L'accordo di integrazione
Chi entra per la prima volta, ha più di 16 anni e chiede un permesso di almeno un anno firma un accordo di integrazione con lo Stato.
Alla firma ricevi 16 crediti. Entro tre mesi sei convocato a una sessione gratuita di formazione civica: se non ci vai, ne perdi 15. In due anni, prorogabili di uno, devi arrivare a 30 crediti, che si guadagnano soprattutto dimostrando l'italiano di livello A2 e la conoscenza della vita civile. Corsi e certificazioni ne aggiungono; condanne penali e sanzioni amministrative gravi ne tolgono.
È meno minaccioso di come suona, ma va preso sul serio: chi arriva a zero crediti rischia la revoca del permesso. I corsi di italiano dei CPIA, i centri pubblici per l'istruzione degli adulti, sono gratuiti e valgono per l'accordo.
5. Il rinnovo
Il rinnovo si chiede con la stessa procedura, di solito con il kit, e il questore verifica che le condizioni ci siano ancora: lavoro o reddito, alloggio, famiglia.
Un ritardo non porta automaticamente al rifiuto, ma un permesso scaduto senza nessuna domanda presentata ti rende irregolare, con il rischio di espulsione. Durante l'attesa vale la ricevuta del rinnovo, insieme al vecchio permesso.
6. Il permesso di lungo periodo
Dopo cinque anni di permesso regolare puoi chiedere il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, l'ex carta di soggiorno. Servono:
- 5 anni di soggiorno regolare e continuativo. Le assenze contano: più di 6 mesi di fila, o più di 10 mesi in totale nei cinque anni, interrompono il periodo, salvo gravi motivi documentati;
- un reddito almeno pari all'assegno sociale annuo, più alto se chiedi il permesso anche per i familiari;
- un alloggio idoneo;
- l'italiano di livello A2, con un test in prefettura o una certificazione riconosciuta.
Non scade come un permesso ordinario: è a tempo indeterminato, e va solo aggiornata la tessera. Niente più rinnovi ogni uno o due anni. Il contributo è di 100 €. È il passaggio che rende stabile la vita qui, e dopo 10 anni di residenza legale si può chiedere la cittadinanza.
Familiari di cittadini UE
Se sei il coniuge, il partner registrato, il figlio o il genitore a carico di un cittadino dell'Unione europea che vive in Italia — o di un cittadino italiano — non segui la strada del permesso ordinario.
Dopo tre mesi chiedi in questura la carta di soggiorno per familiari di cittadino UE: vale cinque anni e, se le condizioni restano, diventa permanente. Il visto d'ingresso, se ti serve, è gratuito e ha una procedura agevolata. Il tuo diritto deriva da quello del familiare: è il percorso più semplice di tutti, ma va chiesto.
Errori comuni
- Entrare con un visto turistico pensando di cambiarlo una volta arrivati. Il tipo di visto decide il permesso.
- Lasciar passare gli 8 giorni lavorativi dopo l'ingresso senza presentare la domanda.
- Perdere la ricevuta, o non tenerla con il passaporto: finché non c'è la tessera, è l'unica prova del soggiorno regolare.
- Chiedere il rinnovo a 60 giorni come dicono le guide più vecchie: oggi sono 90.
- Prenotare un viaggio in un altro paese Schengen mentre si aspetta la tessera.
- Confondere permesso e residenza: il permesso lo rilascia la questura, la residenza la registra il comune. Servono entrambi, in quest'ordine.
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Fonti ufficiali
Link ai siti delle amministrazioni competenti. Se una pagina non risponde, cerca il nome dell’ente sul dominio gov.it.
- Ministero degli Esteri — Il visto per l'Italia (questionario sul visto giusto)
- Portale Immigrazione — domande con il kit postale
- Polizia di Stato — a che punto è il tuo permesso
- Poste Italiane — rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno
- Ministero dell'Interno — immigrazione e asilo
- Integrazione Migranti — portale del Ministero del Lavoro
- Testo unico sull'immigrazione (d.lgs. 286/1998) — Normattiva
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