Tasse e agevolazioni
Residenza fiscale, tasse e dichiarazione
Quando l'Italia comincia a tassare i tuoi redditi mondiali, come funziona la convenzione con il tuo paese di provenienza, quali aliquote si applicano e cosa succede se hai conti o case all'estero.
Aggiornata il 9 ottobre 20267 min di lettura
Il punto che decide tutto: la residenza fiscale
Non è la cittadinanza, e non è nemmeno soltanto l'anagrafe. Per l'Italia sei residente fiscale se, per la maggior parte dell'anno d'imposta — cioè più di 183 giorni — si verifica almeno una di queste condizioni:
- sei iscritto all'anagrafe della popolazione residente;
- hai in Italia il domicilio, inteso come il luogo in cui si sviluppano in via principale le tue relazioni personali e familiari;
- hai in Italia la residenza ai sensi del codice civile, cioè la dimora abituale;
- sei fisicamente presente in Italia, anche contando le frazioni di giorno.
La definizione è stata riscritta di recente, spostando il baricentro dai legami economici a quelli personali e familiari, e rendendo l'iscrizione anagrafica una presunzione che ammette prova contraria invece di un automatismo assoluto.
Se sei residente fiscale in Italia, l'Italia tassa i tuoi redditi ovunque prodotti. Se non lo sei, tassa solo quelli di fonte italiana.
La convenzione col tuo paese
Quando due paesi rivendicano lo stesso contribuente o lo stesso reddito, interviene la convenzione contro le doppie imposizioni. Fa due cose:
- Le regole di tie-breaker: se sei residente per entrambi gli Stati, la convenzione stabilisce di quale sei residente ai fini del trattato, guardando in ordine all'abitazione permanente, al centro degli interessi vitali, al soggiorno abituale, alla cittadinanza.
- La ripartizione del potere impositivo per tipo di reddito: lavoro dipendente, immobili, dividendi, interessi, pensioni. Alcune categorie restano tassabili nel paese della fonte, altre solo nel paese di residenza.
Il paese di residenza elimina poi la doppia imposizione con il credito d'imposta: le imposte pagate all'estero si scomputano da quelle dovute in Italia, entro certi limiti.
L'Italia ha convenzioni con quasi tutti i paesi europei e con buona parte del resto del mondo, ma non con tutti: l'elenco aggiornato è sul sito del Dipartimento delle Finanze. Se il tuo paese non ne ha una, il credito per le imposte pagate all'estero resta comunque possibile in base alla legge italiana, ma senza le regole che dicono a chi spetta tassare cosa: il rischio di pagare due volte è più alto.
Quanto si paga: IRPEF
L'imposta sul reddito delle persone fisiche è progressiva, su tre scaglioni:
| Reddito imponibile | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.000 a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
La seconda aliquota è scesa dal 35% al 33% con la legge di bilancio 2026 (legge 199/2025), con effetto dal 1° gennaio 2026. Il vantaggio è azzerato sopra i 200.000 € di reddito complessivo.
A questo si sommano due addizionali locali:
- addizionale regionale, decisa dalla regione, indicativamente tra l'1,2% e il 3,3%;
- addizionale comunale, fino allo 0,9%.
Esistono poi detrazioni che riducono l'imposta: per lavoro dipendente o pensione, per familiari a carico, per spese sanitarie oltre una franchigia, per interessi del mutuo sulla prima casa, per interventi edilizi. Le aliquote e i massimali dei bonus edilizi cambiano quasi ogni anno.
Chi lavora in proprio con ricavi contenuti può valutare il regime forfettario, con imposta sostitutiva ridotta al posto di IRPEF e addizionali, entro una soglia di ricavi annua.
La dichiarazione dei redditi
| Modello | Chi lo usa | Quando |
|---|---|---|
| 730 | Lavoratori dipendenti e pensionati | Scadenza tipicamente a settembre; eventuale rimborso in busta paga |
| Redditi Persone Fisiche | Chi ha redditi o attività estere, partite IVA, casi non gestibili col 730 | Scadenza tipicamente a ottobre |
L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione precompilata nell'area riservata, con SPID o CIE: contiene già spese sanitarie, interessi del mutuo, contributi. Va comunque controllata, e va integrata con tutto ciò che l'Agenzia non sa — in particolare i redditi esteri.
Le date esatte si spostano di anno in anno: verificale sul sito dell'Agenzia.
Se hai qualcosa all'estero
È l'errore più frequente e più caro tra chi si trasferisce.
Chi è residente fiscale in Italia deve compilare il quadro RW della dichiarazione, indicando conti correnti, investimenti e immobili detenuti all'estero, anche se non producono reddito. Su quei beni si pagano due imposte patrimoniali:
- IVIE sugli immobili all'estero;
- IVAFE sulle attività finanziarie all'estero.
Le imposte patrimoniali pagate nel paese in cui si trovano i beni sono in genere scomputabili.
Se ti trasferisci per lavorare
Esiste un regime agevolato per i lavoratori impatriati, che abbatte una quota rilevante del reddito da lavoro prodotto in Italia per alcuni anni. Le condizioni sono state riscritte nel 2024 e sono oggi più selettive di prima: si richiedono, tra l'altro, di non essere stati residenti in Italia nei periodi d'imposta precedenti, un impegno a restare per alcuni anni, requisiti di qualificazione o specializzazione, e lo svolgimento dell'attività prevalentemente in Italia. C'è un tetto di reddito agevolabile.
È una misura che vale molti soldi e ha regole di dettaglio: verificane i requisiti prima di trasferire la residenza, perché alcune condizioni si valutano guardando indietro.
Le altre imposte che incontrerai
- IMU sugli immobili diversi dall'abitazione principale non di lusso.
- TARI, la tassa rifiuti comunale.
- Bollo auto, regionale, dovuto dal proprietario del veicolo.
- Imposta di registro su compravendite e locazioni.
- Imposta di bollo sui conti correnti e sui dossier titoli italiani.
I pagamenti passano dal modello F24 o da pagoPA, quasi sempre online.
Errori frequenti
- Contare solo i giorni. Anche con meno di 183 giorni si può risultare residenti se qui c'è la famiglia e il centro degli interessi personali.
- Lasciare aperta la residenza anagrafica in Italia dopo essersene andati: continua a far presumere la residenza fiscale.
- Non dichiarare i conti esteri.
- Dare per scontato che la pensione estera si tassi solo in Italia.
- Scegliere un regime agevolato dopo il trasferimento, quando alcuni requisiti andavano verificati prima.
- Ignorare le addizionali locali nel calcolo del netto: cambiano il conto in modo sensibile tra un comune e l'altro.
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