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Tasse e agevolazioni

Pensionati: il regime al 7% e la pensione dall'estero

L'imposta sostitutiva del 7% per chi porta una pensione estera in un piccolo comune del Sud: come funziona, i requisiti, perché la convenzione fiscale col tuo paese può vanificarla, e cosa cambia se vieni da un paese UE o extra-UE.

Aggiornata il 9 ottobre 20269 min di lettura

Il regime al 7%, in concreto

È previsto dall'articolo 24-ter del testo unico delle imposte sui redditi. Chi vi accede paga un'imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi di fonte estera — non solo la pensione: anche affitti, dividendi, interessi e plusvalenze prodotti fuori dall'Italia.

I redditi di fonte italiana restano tassati normalmente con IRPEF.

I requisiti

Requisito Contenuto
Pensione estera Devi percepire redditi da pensione erogati da soggetti esteri
Non residente prima Non devi essere stato residente fiscale in Italia nei cinque periodi d'imposta precedenti
Paese di provenienza Devi trasferirti da un paese con cui l'Italia ha accordi di cooperazione amministrativa in materia fiscale. Ci rientrano tutti i paesi UE e molti extra-UE: verifica il tuo prima di partire
Dove ti trasferisci In un comune con non più di 30.000 abitanti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia; oppure in un comune fino a 3.000 abitanti nei territori colpiti dai sismi del 2016 e 2017

L'opzione si esercita nella dichiarazione dei redditi del primo anno di residenza in Italia e vale per quell'anno e per i nove successivi: dieci anni in tutto.

I vantaggi collaterali che contano

Oltre all'aliquota, il regime porta due semplificazioni pesanti:

  • niente IVIE e IVAFE sugli immobili e sulle attività finanziarie estere coperte dall'opzione;
  • niente quadro RW per quegli stessi beni.

Per chi ha ancora una casa e dei risparmi nel paese d'origine, questa parte vale spesso quanto l'aliquota.

Quando decade

  • Se vengono meno i requisiti, ad esempio spostando la residenza in un comune non ammesso.
  • Se l'imposta non viene versata alla scadenza.
  • Per revoca volontaria.

La decadenza fa tornare tutto alla tassazione ordinaria, con gli obblighi di monitoraggio che ne conseguono.

Se il regime non fa per te: la tassazione ordinaria

Non è un fallimento. Una pensione estera tassabile in Italia entra nel reddito complessivo e sconta l'IRPEF a scaglioni, con la detrazione per redditi da pensione e con il credito per le imposte pagate all'estero, che nel regime agevolato non esiste.

Per pensioni medie, con le addizionali locali e le detrazioni, la differenza rispetto al 7% è meno drammatica di quanto sembri — e senza il rischio della doppia imposizione.

Hai contributi in più paesi

Chi ha lavorato in più paesi non riceve una pensione sommata: ne riceve una per paese, ciascuna calcolata sugli anni versati lì. La domanda è un'altra: gli anni versati altrove contano per raggiungere il minimo contributivo richiesto da ciascun paese? Dipende da dove hai lavorato.

Dove hai lavorato I periodi si sommano?
Paesi UE, SEE e Svizzera Sì, per il regolamento europeo 883/2004. Ogni paese paga la sua quota
Paesi extra-UE con una convenzione con l'Italia — per esempio Stati Uniti, Canada, Australia, Argentina, Brasile Sì, nei limiti della convenzione, che varia da paese a paese
Paesi extra-UE senza convenzione No. Ogni paese applica i suoi requisiti da solo: anni che altrove non bastano non si recuperano

Un esempio: venticinque anni in un paese UE e cinque in Italia non danno una pensione italiana da trent'anni, ma permettono di superare la soglia italiana e di incassare la quota di quei cinque. Gli stessi cinque anni, senza alcun accordo col paese in cui hai lavorato il resto, possono non dare diritto a nulla.

Una domanda sola, dove esiste un accordo

Dentro l'Unione non si presentano due domande. Se ne presenta una nel paese in cui risiedi, se lì hai lavorato, e l'istituto la inoltra agli altri paesi coinvolti. Se nel paese di residenza non hai mai lavorato, la domanda va nel paese in cui hai lavorato per ultimo. Con le convenzioni extra-UE la procedura dipende dall'accordo.

In Italia un patronato segue gratuitamente le pratiche internazionali, sia europee sia in convenzione: per chi non ha dimestichezza con INPS è la via più semplice.

Non tutta la pensione ti segue

Molti paesi pagano una parte della pensione solo a chi risiede sul loro territorio: le integrazioni al minimo, gli assegni sociali, i contributi per l'affitto. La pensione maturata con il lavoro di norma si può incassare anche all'estero; queste prestazioni no. Chiedi al tuo ente previdenziale quali voci perdi spostando la residenza, e fallo prima di partire.

Due adempimenti che non puoi saltare

Comunica il trasferimento al tuo ente previdenziale. Molti enti chiedono di segnalare i soggiorni all'estero sopra una certa durata, e se continui a incassare prestazioni che non ti spettano più, te le richiedono indietro.

Rispondi alla richiesta di esistenza in vita. Chi riceve una pensione vivendo all'estero deve dimostrare periodicamente di essere vivo, di solito una volta l'anno. Se l'attestato non arriva, i pagamenti si fermano. Si può fare in vari modi, spesso anche tramite banca o consolato.

Farsi pagare la pensione in Italia

  • La pensione estera si può incassare su un conto italiano: si comunica il cambio di residenza e le coordinate all'ente che la eroga.
  • Alcuni enti extra-UE pagano solo su conti nel loro paese o applicano commissioni di cambio alte: verifica prima come arriverà il bonifico.
  • Se hai anche contributi italiani, l'interlocutore è l'INPS, e la pratica si fa gratuitamente tramite patronato.

La sanità: dipende da dove arriva la tua pensione

Se la pensione è pagata da un paese UE, SEE, dalla Svizzera o dal Regno Unito, chiedi all'ente previdenziale che la paga il modulo S1, consegnalo all'ASL e ottieni l'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale: assistenza piena in Italia, con i costi a carico del paese che paga la pensione. È gratuito. Chiedilo prima di partire.

Se la pensione è pagata da un paese extra-UE, il modulo S1 non esiste. Puoi iscriverti al Servizio Sanitario Nazionale volontariamente, pagando un contributo annuale che non scende sotto i 2.000 €, oppure usare un'assicurazione sanitaria privata. Se arrivi con un visto per residenza elettiva, l'assicurazione ti serve già per ottenerlo. I dettagli sono nella guida sulla sanità.

Scegliere il comune

Se punti al regime al 7%, la scelta del luogo non è solo estetica:

  • verifica la popolazione ufficiale del comune sui dati ISTAT: la soglia dei 30.000 abitanti si misura su quelli, e un comune in crescita può superarla;
  • guarda i servizi che userai davvero: distanza dall'ospedale con pronto soccorso, presenza del medico di base, collegamenti con un aeroporto;
  • considera che l'addizionale regionale e comunale non si applica ai redditi coperti dal regime, ma si applica a quelli italiani;
  • ricorda che la residenza dev'essere reale: c'è il controllo della polizia locale, e il fisco guarda alla sostanza.

Errori frequenti

  • Scegliere il comune prima di verificare la convenzione. È l'ordine sbagliato: prima si capisce chi tassa la pensione, poi si sceglie dove vivere.
  • Dare per scontato il credito d'imposta. Nel regime agevolato non c'è.
  • Contare su anni di contributi che non si sommano. Fuori dall'UE e senza convenzione, gli anni lavorati in un altro paese non aiutano a raggiungere il minimo italiano.
  • Non chiedere il modulo S1, se ne hai diritto, e ritrovarsi a pagare un contributo sanitario volontario evitabile.
  • Scoprire dopo il trasferimento che una parte della pensione si paga solo ai residenti.
  • Trasferire la residenza a fine anno senza calcolare l'effetto sui 183 giorni e sul primo anno di opzione.
  • Non aggiornare l'indirizzo presso l'ente pensionistico, e vedersi sospendere il pagamento per un'attestazione non ricevuta.

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